Sottoprodotti Agricoli Industriali - focus normativo

Sottoprodotti Agricoli Industriali – focus normativo

Sottoprodotti Agroforestali ed Industriali DM 6/7/2012.

Il quadro normativo di contesto si presenta in continua evoluzione. Proviamo a fare quindi il punto della normativa Italiana ed Europea sui sottoprodotti, comparto che riveste una notevole importanza in quanto attiguo a quello dei rifiuti.

Attualmente la loro identificazione è disciplinata dal D. Lgs. 152/2006 e s.m.i. ed ha una portata più ampia dell’utilizzo per soli fini energetici.

La definizione di sottoprodotto è riportata nel D.lsg. 152/2006 (art. 184 bis), nel quale vengono definite le quattro condizioni che una sostanza od oggetto deve rispettare per essere identificato come sottoprodotto e non rifiuto.

È un sottoprodotto, e non un rifiuto, qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa tutte le seguenti condizioni:

  1. la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;
  2. è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
  3. la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
  4. l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.

In generale è comunque riscontrabile la volontà del legislatore di premiare l’utilizzo dei sottoprodotti per usi energetici.

Ad esempio, il DM 6/07/2012, che incentiva la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico, prevede incentivi maggiori negli impianti (biomassa e biogas) che utilizzano come materia prima i sottoprodotti.

Inoltre nel DM è presente un allegato che riporta la lista esaustiva delle categorie di residui già identificati come sottoprodotti. Tuttavia tale lista segnala che la validità della stessa è comunque condizionata dal rispetto dei vincoli dell’art. 184 bis del D.Lgs. 152/2006.

Attualmente le principali problematiche per gli operatori nascono dalle difficoltà legate alla classificazione dei flussi residuali in sottoprodotti e all’accettazione di tale classificazione da parte di tutti gli attori coinvolti. Inoltre non sono ancora state definite le operazioni che possono essere classificate come “non diverse dalla normale pratica industriale”, differenziate per tipologie di attività.

In una recente pubblicazione dell’Università Politecnica delle Marche, è stato effettuato un tentativo di inquadramento, coerente con il DM 6 luglio 2012, delle “normali pratiche industriali”, dei processi di produzione ammessi e dei relativi residui tutto riassunto nella  tabella che segue:

Tabella articolo Dario 300x281 Sottoprodotti Agricoli Industriali   focus normativo

Si segnala in conclusione che per venire incontro alle esigenze degli operatori, che hanno richiesto maggiore certezza dell’applicazione congiunta delle norme, il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare sta lavorando alla definizione di un decreto che ha la finalità di stabilire i criteri in base ai quali un residuo di un processo di produzione utilizzabile per fini energetici possa essere considerato un sottoprodotto ai sensi dell’art. 184 bis del D.Lgs.152/2006.

Fonte: Convegno – I SOTTOPRODOTTI AGROFORESTALI ED INDUSTRIALI A BASE RINNOVABILE – Università Politecnica delle Marche.